Associazione Albergatori Campi Flegrei
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Associazione Albergatori Campi Flegrei

I Campi Flegrei

Campi Flegrei

 

Oltre i confini occidentali di Napoli si estende una terra dove storia e leggenda si intrecciano: i Campi Flegrei, un immenso museo a cielo aperto dove testimonianze archeologiche uniche al mondo e incredibili scorci paesaggistici si succedono lungo tutta l’area, quella Terra del Mito cantata da Omero e Virgilio che accolse prima i greci che abitarono Cuma, e poi gli imperatori, i letterati e i ricchi patrizi di Roma che la elessero ad esclusivo luogo di villeggiatura, ozio e vizio.
La parola “flegrei” deriva da phlegraios, termine greco che significa “ardente”. I Campi Flegrei sono una terra geologicamente antica ma allo stesso tempo ancora dinamica, caratterizzata da un sistema vulcanico in piena attività, noto come archiflegreo, con ben ventiquattro crateri tuttora riconoscibili, alcuni dei quali presentano ancora oggi manifestazioni idrotermali o gassose effusive come, ad esempio, la Solfatara di Pozzuoli.
Una delle più note e per certi versi drammatiche testimonianze della natura vulcanica dei Campi Flegrei è il fenomeno del bradisismo, un lento movimento del terreno che ha portato, nei periodi critici compresi tra il 1969 e il 1972 e tra il 1982 e il 1984, ad un innalzamento del suolo di circa tre metri e mezzo, con terribili conseguenze sul patrimonio storico e sulle abitazioni dei residenti. Il luogo che più di ogni altro ha testimoniato tale fenomeno è il Macellum, mercato di epoca romana meglio conosciuto come Tempio di Serapide, situato in prossimità del Porto di Pozzuoli. Le rovine di questa costruzione, risalente alla fine del I sec. d.C., e in particolare le tre imponenti colonne corinzie di cipollino di 11.78 metri, hanno contribuito a ricostruire l’andamento del bradisismo grazie ai fori prodotti dai litodomi (o datteri di mare), molluschi che vivono in ambiente costiero al limite tra l’alta e la bassa marea.
Anche il Monte Nuovo di Pozzuoli, situato nei pressi del lago d’Averno, nella frazione urbana di Lucrino, testimonia l’attività vulcanica del territorio. Questa collina, alta circa 140 metri, è il vulcano più giovane d’Europa, formatosi nel corso di una sola notte in occasione dell’eruzione tra il 29 e il 30 settembre del 1538 che distrusse il villaggio medievale di Tripergole mettendo in fuga la popolazione locale.
Il vulcanismo dei Campi Flegrei ha determinato altre peculiarità del territorio, quali la presenza di acque termali di ottima qualità, la formazione di insenature protette che costituiscono veri e propri porti naturali, la copiosa presenza del tufo e della pozzolana, un mare pescoso e una campagna fertile la cui produzione più pregiata è rappresentata dai vitigni D.O.C.
Ma la natura vulcanica del territorio è anche all’origine di numerosi racconti mitologici. I primi navigatori che giunsero in queste terre, primi fra tutti gli esperti fenici, seguiti dai micenei e dai greci, raccontavano di alte lingue di fuoco, di esplosioni sotterranee e di esalazioni provenienti dalle acque dei laghi. Da questi racconti nacquero diversi miti legati all’oltretomba, che possiamo rintracciare anche in molti classici delle letterature greco e romana, come l’Odissea di Omero e l’Eneide di Virgilio. Le acque calde che scaturivano dal sottosuolo, ad esempio, venivano considerate il segno della presenza del Piriflegetonte e del Cocito; nella zona di Lucrino veniva identificata la palude acherontea, dove si immaginava fossero stati sepolti i Giganti sconfitti dagli Dei dell’Olimpo; il lago d’Averno, invece, per i vapori sulfurei che emanava, veniva considerato la porta dell’Ade, il passaggio dal regno dei vivi a quello dei morti.
Al di là delle peculiarità geologiche e morfologiche che ne fanno una sorta di naturale “laboratorio fisico-chimico”, i Campi Flegrei sono un luogo unico al mondo anche dal punto di vista storico-culturale.  E’ infatti possibile considerare questi luoghi come la culla della civiltà moderna. Tra quelli che sono oggi i Comuni di Bacoli e di Pozzuoli sorse, nel 740 a.C., la città di Cuma, la prima colonia della Magna Grecia, seguita da Baia, Puteoli (Pozzuoli), Bauli (Bacoli) e solo successivamente da Neapolis (Napoli). Il nome deriva dal termine greco Kymè, che alcuni studiosi traducono in “onda” riferendosi alla forma della penisola su cui si trova. Secondo la leggenda i fondatori di Cuma furono gli Eubei di Calcide, che sotto la guida di Ippocle e Megastene scelsero di approdare in questo punto della costa campana perché attratti dal volo di una colomba o, secondo altri, da un fragore di cembali. Da Cuma si diffuse nel resto d’Italia la cultura greca, in primis l’alfabeto calcidese che assimilato e fatto proprio dagli Etruschi e dai Latini divenne quello della lingua e della letteratura di Roma e poi di tutta la cultura occidentale.
Intimamente legato a questa antica città è il mito della Sibilla Cumana, somma sacerdotessa dell’oracolo di Apollo, che ispirata dalla divinità trascriveva i suoi vaticini in esametri, su foglie di palma. L’antro della Sibilla, dove secondo la leggenda la sacerdotessa prediceva il futuro, è ancora visitabile presso l’acropoli di Cuma, e rappresenta uno dei siti dotati di maggiore forza attrattiva dell’intero territorio non solo per i miti che lo circondano ma anche per l’originale struttura architettonica trapezoidale che lo ha reso una delle immagini maggiormente presenti nell’iconografia flegrea.
L’importanza storica e archeologica dell’acropoli di Cuma è da attribuire anche alla presenza di due templi. Il primo è consacrato ad Apollo, dio protettore della città e ispiratore della Sibilla. Secondo il racconto di Virgilio a costruire questo tempio fu Dedalo, che dopo essere riuscito a fuggire dal regno di Minosse volle effigiare sulle porte di bronzo la sua impresa. Il secondo tempio viene generalmente attributo a Giove, anche se alcuni studiosi sostengono che fosse invece dedicato alla sorella Demetra.
Nei pressi dell’acropoli sorge l’Arco Felice. Questa imponente opera romana, alta 20 metri e larga 6, venne realizzata sotto il regno di Domiziano per facilitare i collegamenti tra Cuma e Pozzuoli, tagliando la collinetta di Monte Grillo.
La straordinaria bellezza dei Campi Flegrei deve molto anche all’eterogeneità storica, culturale e archeologica del territorio. Poco distante da Cuma, infatti, troviamo il lago Fusaro con la sua Casina Vanvitelliana, considerata dagli studiosi una delle più raffinate produzioni architettoniche del Settecento. Progettata da Carlo Vanvitelli, da cui prende il nome, fu inizialmente la residenza di caccia di Ferdinando IV di Borbone. Nel corso della storia la Casina ha ospitato lo zar di Russia Nicola I, l’imperatore d’Austria Francesco II, il principe di Metternich, lo scrittore Johann Wolfgang Goethe, i compositori Gioacchino Rossini e Wolfgang Amadeus Mozart, il Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi e tutta la dinastia dei Borbone. Per la sua particolare struttura architettonica e per la posizione sul lago la Casina Vanvitelliana è stata anche utilizzata scenograficamente in alcuni classici della cinematografia italiana.
Se al Fusaro troviamo questa importante testimonianza architettonica settecentesca, nella vicina Baia si torna alla Roma imperiale. Secondo lo storico e geografo greco Strabone il suo nome deriva da Bajos, compagno di Ulisse che qui fu sepolto. Il suo golfo è un antico cratere vulcanico risalente a circa 8.400 anni fa e conservatosi solo per metà, essendo la parte orientale sprofondata. Al di là delle sue origini geologiche, la fama di Baia è legata soprattutto alla presenza di numerosi resti storici e archeologici, come le ville e i complessi termali di età repubblicana, augustea, adrianea e severa, e le strutture voltate a cupola dei Tempi di Diana, Mercurio e Venere. Gran parte dell’antica città romana è oggi sommersa a causa del bradisismo, ma molti resti delle lussuose ville d’epoca imperiale sono tuttora osservabili con delle imbarcazioni dotate di appositi fondi di vetro presso il Parco Archeologico Sommerso di Baia.
Se, come sostiene il più noto studioso dei Campi Flegrei Mario Sirpettino, la storia di questa località è un po’ la storia della Roma imperiale e repubblicana, non dobbiamo dimenticare che Baia ospita anche uno dei castelli tra i più belli di Europa, il Castello Aragonese di Baia, oggi sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei.
Storicamente legata a Baia, nonostante questa sia oggi una frazione del Comune di Bacoli, è la città di Pozzuoli, anch’essa di origine romana. Fondata nel II secolo a.C., quella che un tempo si chiamava Puteoli (“piccoli pozzi”) dovette la sua fortuna al fiorentissimo porto, sede di intensi scambi commerciali e culturali soprattutto con l’Oriente, dove giunsero le arti del vetro, della ceramica, dei profumi, dei tessuti e del ferro.
L’importanza che Pozzuoli rivestì in epoca romana si evince anche dal fatto che è una delle poche città al mondo, insieme a Budapest, Metz e Petronell, ad avere ben due anfiteatri. Il più importante, l’Anfiteatro Flavio, è il terzo al mondo per grandezza dopo il Colosseo e quello di Capua. Poteva ospitare ben 20 mila spettatori e alcuni studiosi sostengono che sia stato progettato dagli stessi architetti che lavorarono alla realizzazione del Colosseo.
Nei pressi dell’Anfiteatro Flavio sorge il Rione Terra, centro storico di Pozzuoli, un’altura tufacea che fu sede dei primi insediamenti abitativi. Qui i profughi di Samo fondarono Dicearchìa (“roccaforte di giustizia”) entro l’orbita del territorio e del potere della vicina Cuma. Una delle caratteristiche storiche che fanno del Rione Terra un sito-emblema dei Campi Flegrei è che stato occupato continuativamente dal 194 a.C. al 1970. Per questa ragione vi si trovano, stratificate, tutte le memorie dell’area flegrea oltre a importantissimi monumenti, primo fra tutti il Duomo di Pozzuoli che venne edificato su quello che allora era il Tempio di Augusto. Sgomberato nel 1970 a seguito di una violenta crisi bradisismica e ulteriormente danneggiato dal terremoto del 1980, il Rione Terra è oggi sottoposto a un intenso intervento di restauro che per metodologia e obiettivi rappresenta un caso esemplare di archeologia urbana, ed è stato negli ultimi anni riaperto ai visitatori riscuotendo un enorme successo.
Ma la storia di Pozzuoli e dei Campi Flegrei in generale è anche la storia di un intenso legame tra i cittadini e il mare. La cultura, l’economia, l’alimentazione e l’arte del territorio sono state condizionate in maniera decisiva da questa risorsa. La pesca è stato a lungo la principale fonte di guadagno per la popolazione flegrea e costituisce tuttora un elemento di primaria importanza nell’economia e nelle tradizioni di Pozzuoli e Monte di Procida. Il mare, inoltre, costituisce una risorsa per il territorio anche nell’ambito della balneazione, soprattutto per Bacoli, che può usufruire di una vasta spiaggia che va da Miliscola sino a Miseno, località che deve il suo nome al trombettiere di Enea, che secondo il mito virgiliano venne sepolto in questa zona dopo aver sfidato Tritone.
Oltre ai prodotti legati al mare, come il pesce azzurro di Pozzuoli e i frutti di mare del Fusaro, i Campi Flegrei possono contare su un’eccellente produzione vitivinicola. La natura vulcanica del suolo, infatti, rende la vite più longeva, resistente alla siccità e capace di raggiungere il giusto contenuto di zuccheri. Questa produzione ha avuto negli ultimi anni anche il riconoscimento degli esperti del settore, grazie al conferimento della Denominazione d’Origine Controllata “Campi Flegrei” ai vini ottenuti da due grandi vitigni autoctoni, la Falanghina e il Piedirosso. La zona di Monte di Procida, inoltre, è nota per una ottima produzione artigianale di Aglianico.
Questa breve introduzione ai Campi Flegrei non pretende certo di essere un resoconto esaustivo ma piuttosto indicativo dell’eccezionale patrimonio storico, culturale e naturalistico di questa terra. Avremmo potuto citare, ad esempio, anche altre decine di siti archeologici, il pathos delle secolari tradizioni religiose, le peculiarità fonetiche dei dialetti, la vegetazione tipica della macchia mediterranea, la bellezza dei paesaggi disegnati dal tempo e molto altro ancora. Ma aspettiamo che siate voi stessi, visitando i Campi Flegrei, a vivere le storie, le leggende, le eccellenze enogastronomiche e lo straordinario intreccio di acqua, terra e fuoco della Terra del Mito.

Pozzuoli

Campi Flegrei

Emporio della potente Cuma, soltanto con l’arrivo dei fuggiaschi di Samo (530°a.C.) che dettero alla località il nome augurale di Dicearchia (giusto governo), fu incrementata la crescita economica e urbanistica della città.
Nel 421 a.C., l’intera zona flegrea cadde sotto il dominio delle popolazioni campane e, nel 338, sotto quello di Roma,
che capì l’importanza commerciale e militare del golfo flegreo solo dopo il tentativo di conquista di Annibale (215 a.C.) Puteoli (piccoli pozzi) divenne l’approdo più importante del Mediterraneo, tanto da essere appellata Delus minor e litora mundi hospita. Le arti del vetro, della ceramica, dei profumi, dei tessuti, dei colori e del ferro trovarono larga diffusione, per la presenza di maestranze locali educate a tradizioni fenicie, ellenistiche ed egiziane, Attraverso il suo porto, Puteoli assimilò anche i segni di altre civiltà e religioni. Infatti, è storicamente accertata la sosta di sette giorni di San Paolo che, nel 61, vi trovò già una comunità di cristiani. La città prosperò fino a quando il porto rispose alle esigenze del commercio romano, ma subì un duro colpo con l’apertura di quello di Ostia. Con L’accentuazione del bradisismo discendente, che sommerse le opere portuali, e con la caduta di Roma (476 d.C.), Puteoli divenne un piccolo centro di pescatori e, nel Medio Evo, i Campi Flegrei furono solamente meta di brevi soggiorni termali. Soltanto dopo l’eruzione del Monte Nuovo (1538), Pozzuoli iniziò una lenta ripresa socio-economico-urbanistica, per opera del viceré spagnolo don Pedro Alvarez de Toledo.

Astroni

Astroni

Da sturnis, per l’abbondanza di uccelli, o da strioni, stregoni, è un bellissimo e intatto cratere con rigogliosa vegetazione ricca di lecci, castagni, querce, olmi e pioppi.

Solfatara

Solfatara

Il vulcano Solfatara, dal cratere ellittico (m. 770 x m. 580), risale a circa 4000 anni fa ed è l’unico dei Campi Flegrei ancora attivo con impressionanti manifestazioni fumaroliche. L’ultima eruzione, per altro storicamente non accertata, risalirebbe al 1198.
Anfiteatro Flavio

Anfiteatro Flavio

Iniziato sotto Nerone, fu completato da Vespasiano (69-79 d.C.); misura m. 149 x 116 (arena m. 75 x 42) e poteva contenere circa 20.000 spettatori. Ben conservati i sotterranei dove è stato possibile studiare il complesso sistema di sollevamento delle gabbie con le belve. Nel 305, sotto la persecuzione di Diocleziano, furono esposti nell’arena sette martiri cristiani: i beneventani Gennaro, Festo e Desiderio, il misenate Sosso, e i puteolani Procolo, Eutiche e Acuzie,
poi decapitati nei pressi della Solfatara.
tempio di serapide

Tempio di Serapide

Durante lo scavo (1750) fu rinvenuta una statua del dio egiziano Serapis e, pertanto fu ritenuto impropriamente un “tempio”. E’ il macellum (mercato) annesso all’area portuale (I-II sec. d.C.). Le tre colonne in marmo cipollino presentano evidenti tracce di fori praticati dai litodomi che testimoniano l’alterno movimento bradisismico della zona.
Le tabernae si sviluppano intorno ad un ampio porticato, al cui centro si eleva una tholos, chiuso da quattro colossali colonne, delle quali si osservano tre ancora in piedi. Le vaste tracce del pavimento marmoreo e il rivestimento dei servizi igienici sono la testimonianza di una incomparabile ricchezza architettonica del monumento.
rione terra napoli

Rione Terra

Primo insediamento urbano, acropoli, rocca, castrum e centro religioso, il rione Terra conserva vistose tracce dell’impianto viario del 194 a.C. Per effetto del bradisismo, è stato evacuato il 2 marzo 1970 e, da alcuni anni, dopo un lungo periodo di abbandono e di spoliazione, sono stati avviati i lavori di recupero e valorizzazione, tuttora in corso. Attualmente è visitabile un lungo tratto dell’interessante percorso archeologico sotterraneo. L’itinerario inizia da un androne di largo Sedile di Porta e, dopo una deviazione per la visita ai locali sotterranei (horrea) di palazzo Migliaresi,
si sviluppa lungo un ampio decumano, ritenuto il maximus, fiancheggiato da tabernae, che si interseca con uno stretto cardine. All’incrocio si apre l’ingresso alle terme pubbliche che, mediante una rapida scala, conduceva al piano superiore. Nel tratto iniziale del decumano è evidente l’opera di pedonalizzazione (attuata nel periodo neroniano), con la creazione  di un porticato sul lato sinistro che restringe vistosamente la sede stradale. Numerose sono le cisterne a vari livelli di diverse epoche, per la raccolta dell’acqua piovana, indispensabile per la vita della cittadella, molte delle quali, assieme ad alcuni criptoportici, furono destinate a fosse comuni. Eccezionali lo stato di conservazione della struttura urbana, la stratificazione edilizia, il perfetto impianto fognario, il pistrinum (bottega di mugnaio-fornaio), con le macine ancora intatte, i vicini
e numerosi piccoli ambienti attribuiti ad un lupanare o ad una struttura ricettiva.
Si scende, poi, nel larario ipogeo, riccamente decorato (dodici divinità e fatiche di Ercole), e risale sul decumano di via Duomo.
Si consiglia la visita del Musei Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, per ammirare le numerose opere rinvenute sul Rione Terra,
tra le quali la bellissima testa fidiaca di Atena Lemnia.
tempio di augusto

Tempio di Augusto

Sempre sul Rione Terra, riportato alla luce dopo l’incendio della cattedrale (16-17 maggio 1964), il cosiddetto “Tempio di Augusto” è il Capitolium della città di età repubblicana. Per volere del ricco mercante puteolano Lucio Calpurnio, fu rifatto dall’architetto Lucio Cocceio Acuto in età augustea in belle forme corinzie; fu adattato a chiesa cristiana tra il V e il VI secolo e barocchizzato sotto l’episcopato di Martino de Leòn y Càrdenas (1631-1650).
tempio di nettuno

Tempio di Nettuno

La costruzione di questo monumento risale all’epoca di Adriano (II sec. d.C.).
E’ un vasto complesso archeologico ed uno dei più imponenti stabilimenti termali dell’antica Puteoli.
lago d'averno

Lago D'Averno

E’ la località flegrea che maggiormente evoca Omero, Virgilio e il culto dell’oltretomba, perchè fu ritenuta l’ingresso nell’Ade. E’ un lago di origine vulcanica, profondo al centro m. 34 circa. Nel 37 a.C., su ideazione di Marco Vipsanio Agrippa, fu collegato al mare mediante il lago Lucrino, con un ampio canale, per realizzarvi un colossale arsenale (Portus Julius) Lungo la sponda orientale del lago D’Averno, si ammira la grandiosa sala termale,
nota come “tempio di Apollo”, di età adrianea, coperta da una cupola con un diametro di circa 38 metri,
di poco inferiore a quella del Pantheon a Roma.
monte nuovo

Monte Nuovo

E’ il monte più giovane d’Europa (altezza m. 140), formatosi dall’eruzione del 29-30 settembre 1538 che, preceduta da numerosi terremoti, seppellì il villaggio termale di Tripergole e causò lo spopolamento di Pozzuoli.
Sulle sue pendici è stata inaugurata, nel 1996, una interessante Oasi Naturalistica, al fine di preservare le risorse geologiche, botaniche e zoologiche dei Campi Flegrei.
porto julius

Portus Julius

Nel 37 a.C., durante la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo, lo stratega Marco Vipsanio Agrippa realizzò una grandiosa struttura portuale, Portus Julius, adibita ad arsenale della flotta di Misero, collegando con un canale navigabile il lago d’Averno, il lago Lucrino e il mare. Per effetto del bradisismo discendente, buona parte del Portus Julius è oggi sommersa; infatti, tra Baia e Pozzuoli si snodano imponenti tracce delle strutture portuali e di alcuni vici suburbani.
porto julius

Arco Felice

La grandiosa costruzione è un viadotto e un’opera di protezione del taglio della collina del Monte Grillo, per permettere un agevole passaggio della via Domitiana (95 d.C.), con un fornice m. 20 e largo m. 6.

Cuma

cuma

Sulle origini della città, l'ipotesi più verosimile è che essa fu fondata intorno all'VIII secolo a.C. dagli abitanti della vicina Pithekoussai (Ischia) provenienti dale città euboiche di Calcide ed Eretria. Cuma, ben presto,divenne una città fiorente
e potente, estendendo i suoi confini sui golfi flegreo e partenopeo. La storia di Cuma, con la caduta nelle mani dei Campani (421 a.C.), si fonde con quella di Dicearchia. Verso la fine della repubblica, quando Puteoli divenne il porto principale di Roma, Cuma decade in breve tempo e fu ricordata solamente come luogo tranquillo, solitario e di culto per la presenza dell'antro oracolare della Sibilla. Nel Medio Evo divenne stabile dimora di predoni che furono debellati da una lega campana nel 1207, con la totale distruzione della città.

porto julius

Tempio di Giove

Del tempio greco (V sec. a.C.), tradizionalmente attribuito a Giove, rimane soltanto il tracciato del podio. Nel V secolo fu trasformato in basilica cristiana, della quale sono rimaste cospicue tracce e l’originale battistero. Sulla terrazza inferiore si trova il tempio di Apollo, la cui leggendaria costruzione è attribuita al mitico Dedalo, che qui atterrò dopo il favoloso volo da Creta, e del quale rimangono poche tracce nel basamento, perché fu adattato a chiesa cristiana nel V secolo.
Antro della sibilla

Antro della Sibilla

Il monumento, tutto scavato nel tufo, affascina e incute paura, per l’atmosfera di mistero che lo circonda.
Stando alla descrizione di Virgilio (Eneide, libro VI), è proprio in questo luogo da ricercare la sede della leggendaria sacerdotessa di Apollo. Ma potrebbe essere anche un raro esempio di architettura funeraria di ispirazione
cretese-micena. Un corridoio (dromos) lungo m. 131,50, largo m. 2,40 e alto circa m. 5, di forma trapezoidale e illuminato da sei aperture laterali, conduce in un ambiente arcuato nel quale si affaccia un altro più riposto.
Recenti studi attribuiscono alla struttura una funzione difensiva della sottostante area portuale. 
lago fusaro

Lago Fusaro

Il lago, di origine lagunare, ritenuto nell’antichità l’Acherusia Palus, ospita nel suo specchio d’acqua il Casino Reale, realizzato su progetto dell’architetto Carlo Vanvitelli (1782).

Baia

lago fusaro

Il nome di questa splendida insenatura è legato al leggendario viaggio di Ulisse che qui seppellì il suo compagno Bajos. Approdo della potente Cuma, fu il luogo flegreo più decantato e frequentato per le sue delizie ambientali
e per le rinomate sorgenti termali, tanto che Orazio poté esclamare:
Nullus in orbe sinus Bais praelucet amoenis (nessun luogo al mondo supera in bellezza la ridente Baia).
Per effetto del bradisismo, gran parte della città è oggi sommersa dal mare.

parco di baia

Parco di Baia

È un complesso ancora da identificare nelle sue funzioni per le particolari tipologie distributive degli ambienti:
qualche studioso ipotizza che si tratta del Palazzo imperiale. È evidente, invece, la destinazione termale di alcune sale, tecnicamente molto elaborate, come la cupola del “Tempio di Mercurio” (diametro m. 21,46). Sono stati riconosciuti ben quattro complessi, tradizionalmente denominati “templi”: Diana, Mercurio, Venere Sosandra e Venere.
Castello aragonese

Castello Aragonese

Domina il golfo di Pozzuoli in posizione strategica. Già esistente in epoca aragonese, fu ampliato dal vicerè spagnolo don Pedro de Toledo, dopo l’eruzione del Monte Nuovo (1538). Orfanotrofio militare dal 1927, nel 1993 una cospicua parte del castello è stata adibita a Museo Archeologico.
museo archeologico

Museo Archeologico

Il museo, in via di espansione, ospita, tra l’altro, i reperti del sacello degli Augustali a Misero, con la ricostruzione
del frontone, e i frammenti del monumento equestre di bronzo di Domiziano-Nerva, numerosi calchi in gesso di sculture greche ritrovati a Baia e la stupenda scenografia del Ninfeo marittimo di Punta Epitaffio, con le pregevoli statue.
In un’altra ala del museo, sono state sistemate le opere provenienti dagli scavi, tuttora in corso,
del rione Terra a Pozzuoli.

Miseno e Bacoli

miseno bacoli

Miseno deve il suo nome alla leggenda omerica che qui pone il sepolcro del compagno di Ulisse, trasformato da Virgilio nel trombettiere di Enea. Già porto cumano, Miseno ebbe un posto preminente nell'organizzazione militare augustea.
Su ideazione di Marco Vipsanio Agrippa vi fu installata la base navale del Tirreno. Tra i prefetti della Classis Misenensis si ricordano Tiberio Claudio Aniceto che mandò i suoi sicari a trucidare Agrippina, madre di Nerone, e Plinio il Vecchio che morì durante l'eruzione del Vesuvio (79 d.C.). tra le sontuose ville primeggiava quella del dittatore Caio Mario,
poi acquistata da Lucullo, dove morì, nel 37 d.C., l'imperatore Tiberio. L'odierno centro abitato di Bacoli (vacua = terra incolta e deserta; boaulia = stalla di buoi, in ricordo della sosta di Ercole con gli armenti sottratti a Gerione) si sviluppò intorno alla chiesa di S.Anna e divenne comune autonomo il 19 marzo 1919.

piscina mirabilis

Piscina Mirabilis

L’enorme serbatoio, punto di arrivo dell’acquedotto del Serino, realizzato in età augustea, è tutto scavato nel banco di tufo. Lungo m. 70, largo m. 25,50, alto m. 15, con una copertura poggiante su 48 pilastri cruciformi, poteva contenere circa 12.600 metri cubi di acqua, per il rifornimento della flotta misenate.

Monte di Procida

monte di procida

Il centro abitato di Monte di Procida si sviluppò intorno alla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo, eretta nel 1664
per soddisfare i bisogni religiosi di coloni procidani. Con la lenta e graduale espansione edilizia, anche la chiesa subì radicali ampliamenti e rifacimenti. Monte di Procida divenne comune autonomo il 27 gennaio 1907.

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